Camping club Sicilia Messina


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Himalaya express

Grandi Viaggi



Himalaya express





di Giuseppe Ghiani

g.ghiani@tiscali.it





Caro simpatico lettore, che guardi affascinato la mappa qui sopra, che in pochi secondi passi il dito su questo insolito percorso dall’Italia al sub-continente indiano e immagini i panorami dell’Anatolia, le maioliche di Isfahan, le cupole del Taj Mahal e lo splendore del Golden Temple, che pensi al pollo tandoori e a scenari incantevoli, a parchi con animali esotici, ai vestiti colorati delle donne indiane, all’aroma delle spezie.

Tu che mi invidi, che credi di sognare un viaggio come questo e di averlo come sogno nel cassetto, non senti l’odore della benzina raffinata male, quella sotto i 90 ottani, che evapora al sole del Sistan-Beluchistan, entra nell’abitacolo e ti fa girare la testa.

Non vedi gocce di sudore che lasciano macchie grandi come olive su quelle carte stradali che dovevano essere professionali, ma che invece si rivelano sbagliate.

Non ti butti fuori strada per evitare i contrabbandieri iraniani che scappano dalla polizia.

Non senti il caldo afoso, non vedi i disastri di un monsone anomalo che ha messo in ginocchio milioni di persone, case distrutte, cadaveri di animali, profughi che viaggiano giorno e notte su carretti.

Non hai paura quando la pioggia cade pesante per tutta la notte sul tetto del camper, su un terreno già sommerso, su strade già distrutte, e non sai se e come domani potrai rimetterti in viaggio.

Non devi attraversare zone allagate, che non sai cosa c’è sotto, se sabbia, fango o pietre, ma devi andare avanti, non puoi fermarti, altrimenti il tuo dito che passa sulla mappa mica ci arriva in India.

Non gratti il pianale per poi scendere di corsa a vedere se hai spaccato la coppa dell’olio, e non senti sulla schiena ogni singola buca, dosso rallentatore, pietra, di questa strada che sembra non finire mai.

Tu che forse, adesso, cominci a chiedertelo, devi sapere che me lo sono chiesto anch’io se ne valeva la pena.

Ho cominciato a chiedermelo nel novembre 2009 quando, appena ottenute le carte stradali, passavo un fine settimana a calcolare le distanze tra Toscana e India: più di 8.000 km di sola andata, e non tutta autostrada.
Me lo sono chiesto quando il tetto del camper, a causa della temperatura che sfiorava 50 gradi nel deserto del Beluchistan iraniano, ha iniziato a dilatarsi e a deformarsi fino a diventare un arco, e gli agganci dei pensili sono saltati. Ho continuato a chiedermelo quando mi sono trovato in mezzo alle tragiche inondazioni che hanno colpito il Pakistan, tra Sindh e Punjab, e ho dovuto rimettere il mio mandato nelle mani delle piogge monsoniche, sperando di non rimanere bloccato o di non diventare anch’io un profugo.

E anche in mezzo al Nepal quando, sulla Mahendra Highway interrotta, ho visto un furgone travolto dalla corrente del fiume che avrei dovuto guadare con il camper: insieme a quel furgone, naufragava la mia speranza di raggiungere Kathmandu.

Me lo sono chiesto alla fine del viaggio, quando mi sono ammalato e ho dovuto affidare la mia sopravvivenza alla scorta di farmaci che erano miracolosamente scampati al caldo del Sistan- Beluchistan, mentre litigavo con agenti/spedizionieri/doganieri per ottenere il permesso all’imbarco del camper verso l’Italia.



Non chiedermi cosa penso adesso, ma se tra dettagli tecnici e aneddoti di una spedizione “fai-da-te” riesci ad arrivare alla fine di questo resoconto, potrai di chiederti se, per te, ne varrebbe la pena.


Giuseppe Ghiani











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